Basta farsi un giro sui social per vedere che oggi ormai ogni realtà fa marketing, o almeno così può sembrare.
Scatti luccicanti, reel con musiche in trend e promo aggressive.
Chi segue un pò l’argomento marketing e riavvolge il nastro anche solo di un annetto, si rende conto che tutto è mutato.
Trovavamo meno realtà che comunicavano, meno copia/incolla, meno reel e foto troppo spesso inutili e meno imbarazzanti promo al limite del sottocosto.
Spesso ho l’impressione di essere tornati agli anni ’90 con le Pagine Gialle, in cui ogni attività si trovava all’interno della propria categoria in un elenco dove nessuno si distingueva dagli altri per nulla.
E mi chiedo, ma questo è fare marketing?
Io non faccio così né per le mie attività e nemmeno per i miei clienti.
Possibile che nessuno (o pochissimi) non abbiano come stella cometa un posizionamento unico e chiaro?
Possibile che nessuno (o pochissimi) non parlano al mondo intero, bensì esclusivamente al proprio cliente target?
Ma soprattutto, possibile che un’arte complessa e in velocissima evoluzione come il marketing sia in mano un pò a chiunque?
Perchè nonostante sia nota la complessità dell’argomento tutti si auto-proclamano esperti dopo due video su YouTube e un corso di domenica?
In un mondo dove c’è un’offerta ormai per tutto elevatissima e una domanda che non corre alla stessa velocità, ci si può improvvisare?
Qualcuno sa cosa vuol dire POSIZIONAMENTO?
Posizionarsi al meglio richiede uno sforzo consapevole per comprendere i desideri, le esigenze e le aspettative del proprio pubblico di riferimento. Solo una volta compresa bene questa base, è possibile sviluppare una strategia di comunicazione che riflette l’essenza unica dell’attività e creare un forte legame emozionale con i clienti.
Lo so che poi mi dicono che me la prendo con i social media manager, ma i lavori che vedo sono troppo spesso del tutto inutili.
Prima di imbastire un lavoro ci dovrebbe essere un ampia parte di confronto, dove colui che è chiamato a guidare la strategia incalza il suo cliente, gli fa tirare fuori le cose, lo fa ragionare, comprende gli obiettivi di breve e di medio-lungo periodo, ed altre mille cose. Gli fa domande del tipo:
Come ci differenziamo?
Come possiamo renderci unici rispetto agli altri?
Chi è il nostro cliente finale?
Che pricing decidiamo di tenere?
E poi…che colori utilizzare, quale design, quale tono di voce..infinite cose concorrono alla costruzione della generazione del profitto, ovvero il nostro fine ultimo, che non per essere avidi, ma è l’unico vero dato che ci dice se siamo bravi oppure no.
Due post a settimana su Instagram mostrando un piatto qualunque senza dire nulla non è fare marketing, non è posizionarsi, non è costruire un pubblico fedele, non è mettersi nella condizione di costruire un brand forte.
E allora mi sento di dire a te che hai letto fin qua:
Attenzione alle promo per incassare quattro soldi nel breve
Attenzione a utilizzare i social solo per dire che sei aperto
Attenzione ad essere così presuntuoso nell’elevarti come esperto di marketing solo perchè hai fatto mezzo corso
Attenzione all’esperto che si presenta alla tua porta e scambia poche decine di euro in cambio di 4 post sui social creati da casa di mamma e papà.
Lo ridico. Se hai un’attività devi sapere e ricordare che conta solo ed esclusivamente la cassa.
Il punteggio dello sport da imprenditore è quello, ed in teoria dovrebbe andare a braccetto con un minimo di qualità della vita.
Invece vedo troppi imprenditori a fine mese con le palpitazioni e 16 ore al giorno a lavorare murati vivi e schiavi di se stessi.
E mi dispiace. Se in Italia è un pò il nostro modo di essere, è anche vero che questo mondo iper-competitivo e che mette a disposizione tutti gli strumenti per sistemare tutti i tasselli necessari a creare profitto, è ben diverso dal precedente.
La partita che andiamo a giocare nel momento in cui apriamo un business è lunga. Anzi è una carriera, dove vanno gestite le energie, vanno prese le scelte giuste in relazione al momento che stiamo vivendo e man mano dobbiamo mettere su muscoli.
Vedi quanta gente in giro che lotta non tanto per vincere, ma solo per rimanere vivo, anche se stremato in un lento e dolorosissimo declino, tipo la rana bollita che non si rende conto che piano piano sta morendo.
Loris Semprini